I dodici struzzi di Bruxelles: il monumento più sincero d’Europa

A due passi dal Parlamento Europeo, nel Parc Léopold, si trova un monumento che rappresenta diversi struzzi con la testa infilata nella sabbia. Difficile immaginare un’opera più azzeccata, soprattutto considerando dove è posizionata.
Oggi, mentre in tutta Europa si torna a parlare con grande entusiasmo di nuovi reattori nucleari piccoli, puliti e sicuri, quel monumento sembra quasi una profezia.
Abbiamo alle spalle ottant’anni di era atomica. Ottant’anni in cui abbiamo disperso radionuclidi nell’ambiente e, di conseguenza, anche nei nostri corpi. Conosciamo il comportamento di alcuni isotopi: sappiamo che lo stronzio-90 si fissa nelle ossa come il calcio, sappiamo che il cesio-137 si distribuisce nei muscoli imitando il potassio. Sappiamo che l’irradiazione interna cronica è un fenomeno completamente diverso rispetto a una radiografia.
Eppure continuiamo a fare finta di niente.
Invece di pretendere prima una mappatura seria del radon nelle abitazioni, invece di pretendere studi trasparenti sugli effetti a lungo termine della contaminazione interna, invece di fare chiarezza sui dati che già abbiamo, preferiamo saltare direttamente al capitolo successivo: la nuova tecnologia nucleare.
È esattamente come voler costruire un secondo piano senza aver prima riparato le crepe nelle fondamenta.
Il monumento degli struzzi non parla solo di nucleare. È una metafora che riguarda tutta la nostra società. Quante altre verità importanti abbiamo deciso collettivamente di non guardare? Quante altre volte preferiamo la favola comoda alla realtà scomoda?
Forse è arrivato il momento di tirare fuori la testa dalla sabbia.
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